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Sono nato 88 anni fa in Bessarabia ad Alexăndreni, un piccolo villaggio vicino a Belz.
Così inizia il racconto di memorie del fratello di mio nonno paterno intitolato Ebrei di una volta.
Dopo i tredici anni, mi sono trasferito a Belz da mio nonno. Era un uomo colto. Aveva il titolo di rabbino, ma non esercitava. Era anche shoichet (macellaio rituale) ma si rifiutava di fare quel mestiere. Lui poteva sbagliare, diceva; soltanto Dio non commette errori: perciò non voleva giudicare le persone e, in quanto agli animali, nutriva troppa compassione.
Faceva il chazan, cioè cantore in sinagoga, ed era un ebreo molto povero.Ho trascorso da lui un intero anno scolastico e lo ricordo come il miglior periodo della mia vita. Un periodo nel quale ho avuto l’onore di stare vicino a un ebreo di tale integrità.
Era forse il 1905, si circa quell’anno. Mio padre diceva: - non c’è più niente da fare. Bisogna cercare un posto dove poter lavorare onestamente. Chiediamolo al nonno". Lui era sicuro … cioè mia madre era sicura che suo padre non avrebbe voluto, che glielo avrebbe impedito di partire lasciandolo lì. E invece mio nonno disse: - Ah , lavorare la terra! Come vorrei io poter andare a lavorare la terra in Eretz Israel! Qualunque luogo dove gli ebrei lavorino la terra, quello è un luogo sacro. Andate, ragazzi, andate!
Ricordo che quando quello zio mio insieme ad altre quattro famiglie decisero di emigrare in Argentina, l’avvenimento aveva suscitato grandi discussioni. I più devoti cercavano di dissuaderli argomentando che in un paese così lontano gli ebrei sarebbero diventati dei selvaggi e l’ebraismo si sarebbe perso per completo. A Mordche Zaltzman lo criticavano perche se ne andava, perche lui aveva una buona situazione: era un ebreo istruito, idealista. Lo chiamavano Mordche Gracher che significa raganella. Parlava, parlava …
Un giorno, in sinagoga, un tale disse che in Argentina l’ebraismo non c’era e Mordche Zaltzman replicò: - Forse qualcuno ha mai dimostrato che gli ebrei non possono fare i contadini e lavorare la terra? Eretz Israel è dappertutto, e tutti i paesi sono Eretz Israel. Lui, se ne sarebbe andato comunque, e non avrebbe dato retta a nessuno.
Un sabato in sinagoga lo sentì urlare: - Si può essere ebrei dovunque, basta volerlo. Dimostratemi dove è scritto nella Torah che gli ebrei non devono fare gli agricoltori? Nel Talmud, invece, c’è scritto da qualche parte che “è più bravo chi vive col lavoro delle proprie mani di colui che teme il cielo.
E così il dibattito proseguì per diversi sabati, ma nessuno riuscì a fargli cambiare idea. Mordche e i suoi furono i primi ad abbandonare la nostra Bessarabia per andare a lavorare la terra nella provincia di Entre Rios, in Argentina.
Dopo qualche tempo cominciarono ad arrivare lettere incoraggianti. Da noi, invece, la situazione diventava sempre più brutta. Vennero tempi di inquietudine e di terrore. I nostri buoni vicini erano sempre sul punto di aggredirci.
Sette anni dopo siamo partiti anche noi, nel dicembre del 1907.
Siamo arrivati in Argentina in gennaio del 1908, il 15 gennaio, 15 di Shevat, parashà Beshalach. Io avevo vent’anni.
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