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Shmerke Kaczerginsky nasce a Vilna nel 1908 da una famiglia di umili origini.
Due sue canzoni rivoluzionarie gli danno la notorietà e vengono poi diffuse e cantate in tutta la Polonia.
Più volte viene arrestato per la sua attività politica illegale e nel lungo periodo che rimane nel carcere di Vilna scrive alcuni saggi politici sulla vita operaia in Polonia.
E’ uno dei fondatori, nel 1929, del gruppo letterario Giovane Vilna per il quale cura le pubblicazioni. Diventa inviato del giornale Morgn Fraihait.
Nel 1939 l’esercito sovietico invade Vilna e Kaczerginsky entra a far parte della Società degli Scrittori.
Nel 1941 i tedeschi occupano Vilna. Kaczerginsky si imbarca nel pericoloso compito di salvaguardare la documentazione del IWO (Istituto scientifico ebraico) che i nazisti volevano eliminare. Racconta le sue vicissitudini nei libri: i partigiani vanno… e sono stato un partigiano.
Alla fine della guerra, quando i sovietici occupano nuovamente Vilna, Kaczerginsky ritorna nella sua città e viene nominato direttore del Museo Ebraico.
Ogni giorno inciampa nelle difficoltà e nelle discriminazioni verso gli ebrei da parte delle autorità sovietiche e con grande delusione abbandona Vilna. Parte per Lodz dove entra nella Commissione Centrale Storica Ebraica. Si avvicina al movimento sionista operaio.
Viene nominato direttore del settimanale Undzer Wort (la nostra parola).
Cura una compilazione di canzoni pubblicate col titolo Undzer Guezang (la nostra canzone).
Dopo il pogrom di Kelz, Kaczerginsky abbandona la Polonia e si stabilisce a Parigi, dove organizza il centro di scrittori ebrei.
Partecipa come delegato al Congresso ebraico mondiale di New York.
A Parigi scrive Jurbn Vilna (Distruzione di Vilna) e prepara contemporaneamente una raccolta di Lider fun guetos un laguern (canzoni dai ghetti e dai lager) che viene pubblicata nel 1948 a New York. Pubblica Tzvishn Serp un Hamer (tra la falce e il martello) dove racconta le sue esperienze sotto il governo sovietico.
Nel 1950 arriva in Argentina dove svolge un’intensa attività come segretario della Associazione pro-cultura ebraica.
Nell’aprile del 1954 si reca come inviato culturale a Mendoza (Argentina) e muore al ritorno in un incidente aereo. E’ sepolto nel cimitero ebraico di Buenos Aires, insieme al Monumento dei sei milioni di Martiri.
E’ impossibile descrivere a parole l’occupazione tedesca e tutto ciò che essa comportò, i ghetti, i campi di concentramento, i campi di sterminio, ecc. Nessuno scritto, testimonianza, documento o fotografia può descrivere quell’orrore.
Troppo pochi sono i documenti rimasti per riuscire a rendere un quadro anche solo parziale della realtà, della vita quotidiana degli ebrei in quegli anni.
Perciò, io credo che le canzoni che gli ebrei dei ghetti gridavano dal profondo dei loro cuori dolenti, daranno un’ulteriore significato alle storie di guerra, e alla memoria dei martiri ebrei e dei partigiani. La canzone, la parola giusta, il tono tagliente, accompagnarono gli ebrei sempre e dovunque: quando andavano al lavoro, quando erano in coda per un piatto di minestra, quando combattevano e quando venivano mandati al macello.
A volte, quando ci sembrava che l’unica via d’uscita fosse la morte, le parole del nostro scrittore-partigiano Hirsh Glik “non dire mai” vibravano nel nostro animo.
Cantavamo! Ogni nuova canzone che evocasse il sentimento del popolo o ne riflettesse le sue vicissitudini, veniva subito adottata dalla gente che appropriandosene la diffondeva.
Questa quotidianità della vita dei ghetti, con tutti gli aspetti che la caratterizzavano, veniva riflessa nel folklore. Questo lavoro aiuterà la storia futura nella scoperta dell’animo della nostra gente.
Sono grato a tutti quegli amici che mi hanno guidato nella raccolta delle musiche. Sono stati trovati più di 100 spartiti, che spero possano essere un importante apporto alla storia della cultura ebraica.
Shmerke Kaczerginski
Parigi, 1948 |